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Il senso della vocazione al sacerdozio

“Il Sacerdozio è l'amore del cuore di Gesù” . (Santo Curato d’Ars)


Il sacerdozio ministeriale non è un “lavoro” né una carica; è una missione meravigliosa, un dono immenso che Dio fa agli uomini: quello di poter parlare e agire nel nome e nella persona stessa di Gesù, proseguendo la sua opera salvifica.

Il sacerdote non è semplicemente il detentore di un ufficio, come quelli di cui ogni società ha bisogno affinché in essa possano essere adempiute certe funzioni. Egli invece fa qualcosa che nessun essere umano può fare da sé: pronuncia in nome di Cristo la parola dell’assoluzione dai nostri peccati e cambia così, a partire da Dio, la situazione della nostra vita. Pronuncia sulle offerte del pane e del vino le parole di ringraziamento di Cristo che sono parole di transustanziazione – parole che rendono presente Lui stesso, il Risorto, il suo Corpo e suo Sangue, e trasformano così gli elementi del mondo: parole che spalancano il mondo a Dio e lo congiungono a Lui. Il sacerdozio è quindi non semplicemente «ufficio», ma sacramento: Dio si serve di un povero uomo al fine di essere, attraverso lui, presente per gli uomini e di agire in loro favore. Questa audacia di Dio, che ad esseri umani affida se stesso; che, pur conoscendo le nostre debolezze, ritiene degli uomini capaci di agire e di essere presenti in vece sua – questa audacia di Dio è la cosa veramente grande che si nasconde nella parola «sacerdozio». Che Dio ci ritenga capaci di questo! (Benedetto XVI).



Segni di vocazione

Proviamo ad elencare alcuni possibili “segni” di vocazione al sacerdozio. Ne vedremo in particolare sette.

Ma prima è necessaria una premessa: sappi che Dio parla come ognuno può capire. Dunque i segni che seguono sono indicativi. È poi nell’intimità del cuore che avviene il dialogo profondo con Dio.

Andiamo ai segni:

I) All’origine di tutto c’è la chiamata del Signore, che poggia su di te il Suo sguardo:

«All’origine di ogni vocazione alla vita consacrata c’è sempre un’esperienza forte di Dio che non possiamo programmare, un’esperienza che non si dimentica, la si ricorda per tutta la vita! … Nel chiamarvi Dio vi dice: “Tu sei importante per me, ti voglio bene, conto su di te”, non necessariamente a parole… [La vocazione] è la risposta ad una chiamata di amore. Sento qualcosa dentro, che mi inquieta, e io rispondo di sì. Nella preghiera il Signore ci fa sentire questo amore, ma anche attraverso tanti segni che possiamo leggere nella nostra vita, tante persone che mette sul cammino» (papa Francesco).

Questa chiamata può avvenire in un momento preciso della tua vita (un pellegrinaggio, un’esperienza missionaria, una visita del Papa, una GMG, degli esercizi spirituali, un’adorazione eucaristica, un sogno particolare, ecc.), dove hai sentito fortemente il passaggio di Gesù nella tua vita.

II) Avverti un senso di incompiutezza, un vuoto interiore, nonostante la vita magari scorra senza particolari problemi. Non ti vedi in nessuna cosa, ciò che vivi perde di valore, di interesse; ti accorgi che per quanto possa offrire il mondo e gli amori sono insufficienti per soddisfare le ispirazioni dell’anima. Avverti la necessità di una svolta, non come fuga dal quotidiano, ma perché ti senti fuori posto.

III) Cresce l’amicizia e l’amore per Gesù, che ti spinge a fare qualche passo avanti. Avverti il profondo desiderio di conoscerlo di più attraverso il Vangelo, di stare con Lui nella preghiera e di farlo conoscere agli altri. Cresce il tuo desiderio di appartenergli totalmente, insieme all’impegno a vivere una vita di grazia sforzandoti, per quanto ti è possibile, di stare lontano dalle occasioni di peccato perché non vuoi intaccare l’amicizia con il Signore.

IV) Avverti un pensiero più o meno costante nel tempo, una curiosità che ti intriga. Affascinato dalla vita di Gesù, magari colpito da un passo del Vangelo, letto o udito in un momento particolare, o edificato dall’esempio di qualche bravo sacerdote, religioso o religiosa, avverti nel cuore come una dolce spinta a seguirlo, un invito a imitarlo, e magari ti ritrovi a pensare, anche se con timore: “e se Gesù mi avesse chiamato?”.

Perciò il desiderio della vita religiosa, poiché è così eccelso ed elevato, non può mai provenire dal demonio o dalla carne… perché, come diceva Pio XII, la “vocazione religiosa e sacerdotale, che brilla con eccellenza sublime e si trova piena di tante distinzioni naturali e soprannaturali…, non può provenire se non dal Padre delle luci dal quale discende ogni dono buono ed ogni donazione perfetta (Cf. Gc 1,17)”.
Infatti come diceva anche San Giovanni Bosco:
“Coloro che sentono nel loro cuore il desiderio di abbracciare questo stato di perfezione e di santità, possono credere, senza alcun dubbio, che tale desiderio viene dal cielo, perché è troppo generoso ed è molto al di sopra dei sentimenti della natura”. “Sì, la vocazione allo stato ecclesiastico è una perla tanto preziosa che mi sembra impossibile trovarne un’altra paragonabile ad essa”.

V) Cresce il tuo desiderio di adoperarti per il bene e la salvezza degli altri; la sofferenza degli altri ti tocca sempre più profondamente e ti senti interpellato. Cresce dunque il tuo desiderio di donarti a tutti e non solo ad una persona, per quanto possa attrarti ed essere bello. È come se nel cuore avessi un “canale d’acqua” che chiede di essere irradiata indistintamente su tutte le pianticelle e non solo su una.

VI) A volte può essere segno di vocazione lo stesso timore del fatto che Dio possa chiamarti; talvolta, infatti, la paura nasconde un rifiuto profondo che si sta rivolgendo a Dio. È vero, a tal proposito, quello che dice il Padre Lehmkuhl: “Non è necessario avere inclinazione naturale alla vita religiosa; al contrario, la vocazione divina è compatibile con la naturale ripugnanza verso questo stato”. Infatti, puoi non essere inizialmente attratto, ma hai la vocazione; oppure ne hai il desiderio, anche in modo evidente, ma sei lontano dall’avere la vocazione alla vita consacrata. Per questo è molto importante avere una guida spirituale!

VII) Altre volte il germoglio della vocazione inizia sin da piccolo, quando per esempio, incuriosito, hai sentito il desiderio di essere sacerdote, missionario, suora… poi con gli anni lo hai messo da parte, non ci hai pensato, ma ora tutto questo ritorna con forza. Vorrei anche aggiungere un testo per l’importanza del suo autore e per la chiarezza limpida del suo pensiero: è di San Francesco di Sales, Dottore della Chiesa.


Vorrei anche aggiungere un testo per l’importanza del suo autore e per la chiarezza limpida del suo pensiero: è di San Francesco di Sales, Dottore della Chiesa.

«La vocazione genuina, dice, è semplicemente un fermo desiderio e una ferma volontà di servire Dio… Non voglio dire che questo desiderio debba essere esente da ogni ripugnanza, difficoltà, o disgusto. Non si deve considerare falsa la vocazione di chi si crede chiamato allo stato religioso se non conserva per molto tempo i sentimenti sensibili che sperimentò al principio, e se, alcune volte c’è una certa ripugnanza e freddezza che lo induce a pensare che è tutto perduto: basta che perseveri la ferma risoluzione della volontà di non abbandonare il primo disegno. «Per quello che davanti alla consapevolezza che Dio lo vuole allo stato religioso, non è necessario attendere che gli invii un angelo dal cielo per manifestargli la sua volontà, né molto meno che Lui in persona venga a dirgli: «voglio che tu sia religioso»; né è necessario attendere rivelazioni su tale questione, no; ma non appena si sente la prima ispirazione o movimento della grazia, si deve corrispondere e non turbarsi in nessun modo per il disgusto o la freddezza che possa sopravvenire».


In conclusione, caro amico, se ravvisi i germogli della vocazione o della chiamata, ti raccomando: coltivala. Se Gesù ha posato proprio su di te il tuo sguardo colmo d’amore, non girarti dall’altra parte. La sua chiamata e la sua promessa sono immensamente meravigliose!

Allora Pietro gli rispose: «Ecco, noi abbiamo lasciato tutto e ti abbiamo seguito; che cosa dunque ne avremo?».E Gesù disse loro: «In verità io vi dico: voi che mi avete seguito, quando il Figlio dell'uomo sarà seduto sul trono della sua gloria, alla rigenerazione del mondo, siederete anche voi su dodici troni a giudicare le dodici tribù d'Israele. Chiunque avrà lasciato case, o fratelli, o sorelle, o padre, o madre, o figli, o campi per il mio nome, riceverà cento volte tanto e avrà in eredità la vita eterna. Molti dei primi saranno ultimi e molti degli ultimi saranno primi (Mt 19,27-30).

E ricorda

Il problema che una vocazione pone al giovane cristiano non è tanto: che cosa vuole Dio da me, ma quest’altro: «Che cosa voglio dare a Cristo? Che cosa voglio fare per Gesù per manifestargli la sincerità della mia adesione a Lui?» Se non ti risolvi a seguire la voce di Cristo, già lo sai: non hai un obbligo. Però non sai quello che perdi se Dio ti invita e tu non l’ascolti. È una sofferenza vedere come tanti che potrebbero continuare l’opera della Redenzione si sottraggono dalla mano di Cristo che voleva servirsi di loro per salvare le anime e fare il bene. Quanti Francesco Saverio frustrati sono passati per il mondo senza lasciare alcuna orma, godendo egoisticamente della vita o soffrendo le sue conseguenze e che sarebbero stati strumenti della salvezza forse più fecondi dell’Apostolo delle Indie! Non è peccato sfuggire alla chiamata di Cristo, però che triste maniera di iniziare la vita quella di colui che, rendendosi conto che il suo Dio e Salvatore lo chiama, si volta dandogli le spalle per cercare se stesso, invece di servire il suo Signore! Giovane, se segui la chiamata, ricorda sempre questa frase: «Non voi avete scelto me, ma io ho scelto voi», in modo che tu non pensi di fare un favore a Gesù Cristo consacrandoti, facendoti sacerdote, ma piuttosto che Lui ti fa l’immenso favore di sceglierti. Se ti chiama, lasciati scegliere da Lui! (Sant’Alberto Hurtado).


Le qualità:

Se Dio chiama al sacerdozio, dona anche le qualità necessarie per esserlo e vivere bene questo grande ministero. Eccone alcune:

"L’essere adatti al sacerdozio presuppone un certo stato di salute fisica e di equilibrio psicologico e affettivo. Gravi problematiche psicologiche o gravi disordini affettivi aiutano a capire che la strada da percorrere è un’altra. Ciò non significa che una persona sin dall’inizio del suo percorso debba essere perfetta e matura. Il tempo del seminario è il tempo dedicato ad un cammino di maturazione e di perfezionamento in tutti i sensi. Ma, ripetiamo, significa che la persona sia equilibrata sotto un punto di vista psicologico e affettivo.

Oltre alla presenza di un certo equilibrio psichico, si richiede anche la presenza di una certa maturità morale, e cioè che uno sia adatto anche sotto il profilo delle virtù. Dal momento che il servizio cui si è chiamati mediante il sacerdozio è un servizio santo, è necessaria almeno la santità iniziale che consiste nel vivere permanentemente in grazia di Dio. Chi non sa conservare lo stato di grazia come potrà insegnare concretamente agli altri a vivere santamente secondo Dio?

Ho parlato di una santità iniziale. Ma per il sacerdote non è sufficiente questo. San Pietro dice che i presbiteri devono essere modello del gregge (cfr 1 Pt 5,3). Non sono sufficienti le virtù vissute in maniera ordinaria dalla gente comune, come l’onestà, la fedeltà ai propri doveri, la rettitudine, lo spirito di sacrificio. Queste virtù sono già una grande cosa. Ma per il sacerdozio, chiamato a santificare non solo con la celebrazione dei sacramenti, ma anche con una parola persuasiva accompagnata da una vita santa, si richiedono se non le virtù esemplari, almeno le virtù con una tensione viva verso la santità, verso l’esemplarità.

Oltre alla stabilità nel vivere in grazia, la vocazione si manifesta attraverso altri segni, come un’intensa vita interiore: l’amare la vita di preghiera e quella consuetudine di vita con il Signore che si esprime nell’ascolto della Sua Parola e nello stare in Chiesa accanto al tabernacolo.

L’Autore della lettera agli Ebrei dice che il sacerdote viene assunto per “le cose che riguardano Dio, allo scopo di espiare i peccati del popolo” (Ebr 2,17). Questo significa che è segno di vocazione il desiderio della salvezza eterna dei propri fratelli e sorelle, la volontà di liberarli dal peccato attraverso quell’intraprendenza pastorale che passa attraverso la celebrazione dei sacramenti, la predicazione, e anche il dedicarsi alle necessità della gente perché in maniera serena possano accogliere la vita santa di Dio dentro di sé” (P. Angelo).

Chi vuole diventare sacerdote, dev’essere soprattutto un “uomo di Dio”, come lo descrive san Paolo (1 Tm 6,11)… l sacerdote non è l’amministratore di una qualsiasi associazione, di cui cerca di mantenere e aumentare il numero dei membri. È il messaggero di Dio tra gli uomini. Vuole condurre a Dio e così far crescere anche la vera comunione degli uomini tra di loro (Benedetto XVI).


Testimonianze di sacerdoti

Qui di seguito trovate delle piccole testimonianze di sacerdoti e del come hanno maturato la loro chiamata

Storie di santi sacerdoti

Il senso della vocazione alla vita consacrata

La consacrazione è una chiamata di particolare predilezione: Gesù chiama a seguirlo radicalmente, ad un’appartenenza indivisa a Lui, donandosi per la salvezza degli altri.

Il fondamento evangelico della vita consacrata va cercato nel rapporto speciale che Gesù, nella sua esistenza terrena, stabilì con alcuni dei suoi discepoli, invitandoli non solo ad accogliere il Regno di Dio nella propria vita, ma a porre la propria esistenza a servizio di questa causa, lasciando tutto e imitando da vicino la sua forma di vita. Una tale esistenza «cristiforme», proposta a tanti battezzati lungo la storia, è possibile solo sulla base di una speciale vocazione e in forza di un peculiare dono dello Spirito. In essa, infatti, la consacrazione battesimale è portata ad una risposta radicale nella sequela di Cristo mediante l'assunzione dei consigli evangelici. Cristo invita così alcuni a condividere la sua esperienza di vergine, povero e obbediente, che manifestano, in chi li accoglie, il desiderio esplicito di totale conformazione a Lui. È questo il motivo per cui nella tradizione cristiana si è sempre parlato della obiettiva eccellenza della vita consacrata (S. Giovanni Paolo II).)


Con la propria vita il religioso o il sacerdote, ci comunica che Dio viene prima di ogni altra cosa, che è Lui il tutto che il cuore dell’uomo cerca.

"L'esistenza stessa dei religiosi e delle religiose parla dell'amore di Cristo, quando essi lo seguono in piena fedeltà al Vangelo e con gioia ne assumono i criteri di giudizio e di comportamento. Diventano "segno di contraddizione" per il mondo, la cui logica spesso è ispirata dal materialismo, dall'egoismo e dall'individualismo. La loro fedeltà e la forza della loro testimonianza, poiché si lasciano conquistare da Dio rinunciando a se stessi, continuano a suscitare nell'animo di molti giovani il desiderio di seguire, a loro volta, Cristo per sempre, in modo generoso e totale. Imitare Cristo casto, povero e obbediente, e identificarsi con Lui: ecco l'ideale della vita consacrata, testimonianza del primato assoluto di Dio nella vita e nella storia degli uomini. Ogni presbitero, ogni consacrato e ogni consacrata, fedeli alla loro vocazione, trasmettono la gioia di servire Cristo, e invitano tutti i cristiani a rispondere all'universale chiamata alla santità" (Benedetto XVI).

“La loro scelta di vita … non è che una grande scelta di amore, si direbbe una sovrabbondanza di amore” (S. Giovanni Paolo II).

Una sovrabbondanza d’amore! Ecco il segreto meraviglioso della vita consacrata, nascosto agli occhi del mondo, ma luminoso agli occhi dei discepoli di Gesù:

“I religiosi sono persone che continuano l’esperienza di quanti andavano dietro a Gesù lungo le strade della Palestina. Anche loro come i discepoli del Vangelo si sentono attratti a lasciare il proprio normale ambiente di vita con tutto ciò che questo implica, per esprimere nel loro tempo l’attaccamento radicale alla persona di Gesù. Nel loro cuore c’è un unico desiderio. Rivivere l’esperienza straordinaria dei primi discepoli. Poter stare con Gesù! Sedersi con Lui la sera a tavola, per la cena, a parlare con Lui in intimità delle proprie cose: nessuno ti sa capire come Lui! Ascoltare le sue parole che colmano il cuore di pace e di gioia. E poi al mattino rimettersi in cammino con Lui e seguirlo mentre va in mezzo alla gente, tra la folla, a sanare, a consolare, a insegnare… e poi, nella solitudine della montagna o nel silenzio del lago, da Lui e con Lui imparare a pregare il Padre… Poter stare sempre con Gesù come hanno fatto Andrea, Pietro, Giacomo, Giovanni… Poterlo seguire sempre e dovunque. Ecco il desiderio vivo e struggente che ha fatto nascere questo particolare stile di vita tra i cristiani: la vita religiosa” (F. Ciardi).



Segni di vocazione

Oltre a quanto già visto per il sacerdozio, aggiungiamo qualche altro “sintomo vocazionale” proprio della vita consacrata:

- Un desiderio di appartenere solo a Cristo e di condurre anime a lui.
- Un desiderio di radicalità, di vivere cioè il Vangelo senza “se e senza ma”, così e com’è.
- Una forte attrazione per la povertà evangelica e la conseguente libertà, insieme al desiderio di lasciare tutto (non come fuga, ma come desiderio di totale appartenenza a Cristo)
- Il desiderio di vivere in fraternità, o almeno di abbracciare un certo carisma A volte si può avvertire il desiderio di indossare un abito.


Qualità della persona

Oltre a quanto già visto per il sacerdozio, generalmente gli ordini religiosi pongono dei limiti di età, cercando comunque di discernere caso per caso. Può essere diverso per le forme di consacrazione secolare o altre forme particolari (come l’Ordo Virginum).
A seconda dell’ordine religioso, possono variare alcuni requisiti psico-fisici (titolo di studio, condizioni di salute…).


Testimonianze di consacrati e consacrate

Qui di seguito trovate delle piccole testimonianze alcuni religiosi e religiose e di come hanno maturato la loro vocazione…



Chiamate bibliche

Qui di seguito troverete delle piccole testimonianze alcuni religiosi e religiose e di come hanno maturato la loro vocazione… Ci stiamo ancora lavorando...



Chiamate di santi religiosi e religiose

Qui di seguito troverete delle piccole testimonianze alcuni religiosi e religiose e di come hanno maturato la loro vocazione… Ci stiamo ancora lavorando...